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La “questione femminile” nello sport

A seguito dell’esperienza realizzata dal CSI Comitato di Trento con il contributo dell’Assessorato alla Convivenza e alla Solidarietà internazionale della Provincia autonoma di Trento, nell’ambito del bando Pari Opportunità 2011, è maturata la consapevolezza che ad oggi non si è posta una vera e propria “questione femminile” nel contesto dello sport.

Probabilmente, la posizione della donna in questo specifico ambito non è stata considerata finora rilevante nella più generale “battaglia” per l’affermazione sociale di ruoli, modelli e diritti femminili. Non è possibile però definire con certezza se questa marginalizzazione sia dovuta più allo scarso interesse economico e politico del tema “donne e sport” rispetto ad altri ritenuti più importanti e prioritari (ad es. nel mondo del lavoro, nel ruolo in politica, ecc.) oppure se derivi più direttamente da un atteggiamento comune e diffuso, di distacco o scarso interesse, che le donne stesse hanno manifestato rispetto a questo tema. Di certo, se si può affermare che la questione femminile nello sport è “poco sentita” (forse più nel senso che è “poco comunicata”, “che fa poco clamore”), non per questo non esiste.

Soprattutto, esiste, è forte, è sentita, è rilevante per tutte quelle donne (per poche che siano ancora soprattutto nei ruoli dirigenziali e tecnici della gran parte delle associazioni sportive locali e nazionali) che si impegnano quotidianamente nello sport, che nelle posizioni che contano sono ampiamente ancora sottorappresentate, che si trovano spesso costrette a muoversi in contesti dove l’impronta “maschile” è ancora troppo marcata, dai modelli organizzativi alle attività programmate e realizzate. Si rileva, quindi, la necessità di dare la giusta importanza alle Pari Opportunità anche in un contesto come quello sportivo nel quale questa predominanza del fattore maschile è ancora evidente, sia nell’attività agonistica sia in quella dirigenziale e gestionale.